Priorità agli stakeholders
In questi anni
stiamo assistendo all’introduzione di numerosi
“standards”, “benchmarks”
e indici atti ad indicare comportamenti responsabili
di tutte quelle imprese nazionali ed estere impegnate
nella diffusione di “best practies” in
ambito di “corporate social responsability”
nella prospettiva di un giusto quanto sano profitto
per un benessere globale.
Aziende sempre più orientate a capire ciò
che è giusto, cos’è etico e come
si diventa più responsabili.
Imprese pronte a mettere in atto, con la loro funzione
di stimolo, processi virtuosi in grado di orientare
esse stesse, verso uno sviluppo giusto, sostenibile
e competitivo.
A volte, il tutto avviene compilando un semplice questionario
capace di attribuire bollini, ethics pass, o addirittura
di catalogare le aziende buone da quelle cattive,
quelle etiche da quelle anetiche. Trattasi però
sempre della stessa responsabilità?
Ovvero, il concetto di “responsabilità”
o meglio, il valore della responsabilità, vale
per tutte le imprese allo stesso modo?
Responsabilità d’impresa, Corporate Responsability,
e altre fantasiose definizioni intendono indicare
un solo ed unico modello di responsabilità?
RiservaEtica pensa di no.
RiservaEtica non crede, in un singolo concetto di
“responsabilità” da utilizzare
come un copione capace di definire un’etica
globale, universale, che possa generare forme di condensazione
organizzativa adeguate alle nuove sfide della nostra
società post-industriale.
RiservaEtica, crede nella dimensione morale di ogni
individuo, dipendente, dirigente e/o board aziendale
che fonda la propria responsabilità unica ed
irripetibile all’interno di un processo aziendale
tutto privato.
Non è più accettabile l’idea che
qualcuno deleghi ad altri o alla società nel
suo insieme, il giudizio su ciò che è
giusto e su ciò che è male.
Mutuando un’istanza etica di Lévinas
– che evidenzia la responsabilità nel
volto dell’Altro, (o meglio nel momento in cui
un soggetto/azienda si trova di fronte alla domanda
che nasce dal volto dell’altro/soci, dipendenti,
azionisti, categorie, fornitori, ecc…) si può
tranquillamente pensare ad un percorso morale che
un’azienda privata o una public company adotta
nel tempo, per mettere in discussione la sua missione,
i valori su quali si fonda e, non ultima, la strategia
stessa di conseguimento dell’utile.
Un percorso unico ed inimitabile, ad hoc, che nasce
nel dna dell’atto costitutivo di una piccola,
media o grande impresa.
RiservaEtica individua delle “key issues”
valevoli per tutte le imprese, capaci di interconnettere
la loro dimensione macrosociale con
l’esperienza di un gruppo di individui interni
ed esterni al mondo aziendale, ormai alla ribalta
e conosciuto col nome tutto americano di Stakeholders
Tante le sigle, le interpretazioni semantiche e le
teorie loro riguardanti.
Ma quella che qui si preferisce è sicuramente
quella di Ed Freeman che individua gli Stakeholders
‘come business nel business’, intendendo
per Stakeholders, una piccola organizzazione capace
di influenzare il business aziendale.
Ed Freeman
Il business del business sono gli Stakeholders
CSR come:
Il business che fa il giusto profitto con/per i Suoi
Stakeholders
Ed Freeman
Corporate Responsability : To ensure that everybody
who gets in touch with business is better off afterwards
Riferimenti: John Kay; Conferenza EABIS, Gent, 27
ottobre 2004
Ed Freeman, Conferenza EABIS, Gent, 28 ottobre 2004
Ed è all’interno della stessa che è
possibile rintracciare un linguaggio comune fra Stakeholders,
dove principalmente emergono due punti chiave: il
primo concerne l’abilità da parte di
ciascun attore/stakeholder di tendere sempre al dialogo
fra le parti, mentre il secondo sottolinea la natura
del dialogo fra Stakeholders, sempre più teso
all’ascolto delle parti piuttosto che alla semplice
narrazione dei fatti loro riguardanti.
Un programma di ‘corporate responsability’,
così come il dialogo prioritario degli stakeholders,
potrebbero determinare radicali stravolgimenti all’interno
di aziende dove il profitto potrebbe aver già
intrapreso il suo percorso, che non dovrebbe mai prescindere
dalla responsabilità sociale di fondo che porterà
allo sviluppo di un neo consumo e risparmio etico
di cui si discute in questi giorni in diversi paesi
europei e non.
I neo consumatori e/o utenti finali scelgono non solo
in base ad elementi di massimizzazione dei consumi,
ma anche in base a principi e valori di responsabilità
sociale, previa corretta informazione da parte delle
aziende produttrici, sempre più interessate
a mitigare la conflittualità che il sistema
economico crea tra consumatori e lavoratori. I primi,
agevolati da garanzie, certificazioni di qualità,
numeri verdi e prodotti sempre più innovativi,
nonché da prezzi bloccati sino ad un certo
periodo. I secondi, invece, pronti alla flessibilità
del lavoro e alla vulnerabilità dei mercati
che spesso mettono a dura prova la loro vita, quella
di tutti i giorni.
Cambiano gli scenari.
Ogni volta che i consumatori compreranno una merce
o utilizzeranno un servizio sapranno disporre di un
grande potere che premierà l’azienda,
che adotta comportamenti responsabili.
Questo il grande elemento di novità. Questa
la ragione per la quale sempre più aziende
decidono oggigiorno di autoregolarsi.
RiservaEtica, opera, grazie alla collaborazione di
sensibilità diverse,verso la responsabilità
di ogni singola azione, atta a tutelare le priorità
di tutti gli stakehoders e del loro dialogo.
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